Una piccola biblioteca, un mondo che si svela

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Con il mare di lato e lo sguardo perso su un nastro d’asfalto che mi portava verso Nord, in una primavera stralunata, arrampicata sul profumo dei mandorli e i primi spruzzi di salsedine sul viso, ho attraversato la Puglia per andare a scoprire un luogo dell’anima. Una dimora di libri, nascosta tra le case di paese, acquattata come un gatto sornione. Dovevi andare proprio a scovarla quella biblioteca, come in una caccia al tesoro tra i muri del Sud, il cui la bellezza segreta della vita viene fuori dalle piccole cose, ad un passo da te.

Era un giorno di maggio quando sono partita la Lecce per dirigermi verso l’ Alta Murgia, in un pomeriggio in cui le onde adriatiche alla mia sinistra si mischiavano agli ulivi e la terra rossa. Avevo come compagno di viaggio il cantautore che si è lasciato rapire dalla pizzica prima che diventasse di moda, regalandoci Il Ballo di San Vito ed altri incanti e stanze di carta, con le radici a Sud dell’anima. Vivevo l’attesa fantasticando sul profumo dei libri e dei viaggi che portiamo dentro, ogni volta che ci tuffiamo in una narrazione autentica.

 

Sulla soglia della Biblioteca Testini, in via Le Croci, ho trovato giovane Assessore, che mi ha accolta con un sorriso, dandomi il benvenuto in un luogo sincero. Lontano dal clamore degli eventi mondani, ho visto quelle porte aprirsi ed accogliere decine e decine di persone attente e discrete, misurate anche negli entusiasmi:  pubblico indimenticabile di una sera in cui il dialogo è stato semplice e vero, mentre i disegni dei bambini appesi alle pareti ci riportavano alla schiettezza del colore e dell’emozione.

Sono arrivata lì con la mia vita accelerata di sempre e ne sono uscita nuova, ritrovando il ritmo giusto dei passi che sanno rallentare per fermarsi su una stretta di mano e un iride aperto ai sogni.

Ragazzini con le rughe hanno ascoltato nuove storie e ne sono stati rapiti. E a loro volta mi hanno raccontato dei pomeriggi trascorsi tra i libri, quando il tempo lento diventa un dono prezioso e le pagine d’un tratto si scoprono amiche e ci si ritrova incapaci di smettere di cibarsi di parole.

La lettura nutre, mi ha detto un uomo un po’ impacciato, con le mani ruvide, confessandomi che in quel luogo aveva scoperto il piacere di leggere e da allora, ogni volta che andava in campagna a contare i suoi ulivi, immaginava in segreto che un giorno avrebbe scritto anche lui la sua storia, di padre del Sud. Sbriciolando tra le mani le sue certezze, insieme alle zolle di terra, aveva visto i figli allontanarsi e non sapeva più a chi raccontarla, quella storia di sudore e risparmi serbarti sotto il cuscino. Lui conosceva il ritmo del sole, tra veglie e albe di lavoro. E fantasticherie che aiutano a vivere, ogni giorno un po’, facendoci diventare funamboli sull’erba blu, nelle contrade del cuore.

 

Era una piccola Biblioteca, era una dimora di sognatori semplici, che andavano lì a cercare storie per farne memoria. Perché si sa, ognuno trova la sua ricetta per salvarsi, nella vita. E la lettura è una di quelle: sa spiegarti la vita senza chiederti di essere diverso da come sei, sa regalarti conforto senza essere mai invadente, sa accarezzarti con una sensazione di identificazione e speranza.

Perché i libri sono uomini e tutti quelli che scoprono nuovi amici, imparano a sentirsi meno soli.

Anche quando contano ulivi e deglutiscono malinconie, perché i sogni si incollano, in modo o nell’altro, alla pelle dei vivi.

 

Maria Pia Romano

8 ottobre 2014

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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