Trumpadvisor, la satira di Pinuccio si fa carta

Trumpadvisor, la satira di Pinuccio si fa carta

Centocinquanta pagine di leggerezza densa, in cui a tratti si ride di gusto, a tratti si resta fermi, inchiodati sulle frasi del satiro che sa pesare le parole e rifilare stangate. A distanza di un anno dalla sua uscita, il libro di PinuccioTrumpadvisor, non cessa di farsi cercare e leggere. Un successo che è merito del ritmo incalzante delle presentazioni, del carisma del suo autore, e, soprattutto della gradevole scorrevolezza di una storia coerente col personaggio che l’ha pensata e scritta.

Anche chi aveva resistito sino a ora, alla fine ha ceduto alla curiosità e si è immerso nelle avventure surreali del “faccendiere” barese che si ritrova a scorrazzare Trump e Melania in giro per la Puglia e la Calabria, passando per Matera, su una Fiat Ritmo, insieme all’inseparabile Sabino.

C’è il Sud con i luoghi dell’anima feriti a morte da logiche scellerate, i suoi matrimoni fiume e i riti ai quali è impossibile sottrarsi, c’è la politica italiana che fa da sfondo al viaggio, anche con gli screenshot di conversazioni Whatsapp, ci sono i grandi temi d’attualità, offerti sagacemente come un vassoio di primizie. A volte nell’italiano stentato di Trump, che s’innamora di Cerano, dell’Ilva e del cantiere Tap a San Foca e intanto semina ovunque capelli: “Solo non capire perché voi lamentare della crisi. Avere tanto ora, matrimoni essere più affollati di Expo 2015, spendere tanto per cibo, avere negri dentro campi di cotone. Qui essere vera America e vi sempre lamentare.”.

Si ride quando compare “la zia Rosetta che ha regalato il set di cucchiaini in argento per la macedonia e 400 euro liquidi”. Applausi. E al tempo stesso si riflette, mentre il tempo della lettura scorre veloce. “In tutti i matrimoni al Sud si riconoscono subito le due compagini, ovvero i parenti dello sposo e quelli della sposa. Se una delle due famiglie è più ricca, la parte più povera è vestita meglio: per non fare brutta figura fanno i debiti per comprare i vestiti nuovi.”

A chi ha storto il naso vedendo che anche il simpatico inviato di Striscia la Notizia ha scritto un libro, l’ennesimo libro in un mare di libri, l’ennesimo scrittore in un mare di penne, la risposta sono queste  pagine stesse, che sembrano l’anima di carta di Pinuccio. Questa non aspira ad essere narrativa, non è scanzonata comicità, non è pura ironia: è satira, che sa metterci a nudo, facendoci venire il dubbio che pure noi, da buoni italiani perfettini, abbiamo sbagliato a buttare quella volta l’olio della frittura nel cesso.

“Possibile che l’Italia sia lo specchio di una politica trumpista senza saperlo? Per fare una legge sui gay ci sono voluti settant’anni, abbiamo ancora le centrali a carbone, buttiamo l’olio della frittura nel gabinetto, cerchiamo il petrolio nei parchi nazionali, non ci vergogniamo di fregarci la penna allo sportello della Posta e, diciamoci la verità,  trattiamo male sia gli stranieri che le donne, un po’ come fa lui.”.

Donald diventa Donato, Sabino flirta con Melania, la Puglia si svela chilometro dopo chilometro, tra sorrisi e amare risate, mentre Pinuccio continua instancabilmente la sua attività di faccendiere, messaggiando su Whatsapp con i grandi del Mondo. Trova pure una sistemazione last minute a Gallipoli per Papa Francesco. E non c’è da stupirsi più di tanto, visto che nella Babele dei social, tutti sembrano a un passo da noi, anche la Merkel e Kim Jong-Un,  e qualcuno crede pure che le famose telefonate di Pinuccio, Pino o Sig. Giuseppe, siano vere.

Autentica rivelazione del libro è Sabino, che, a dispetto della sua voce cavernosa e delle sue battute schiette in vernacolo, appare un tombeur de femme consumato, in grado di incantare la bella First Lady, che ad un certo punto in macchina, mentre il nastro d’asfalto è bollente sotto il sole del Sud e Trump dorme, gli poggia pure la testa sulla spalla. Di più non è dato sapere, a quanto pare, perché altra dote nascosta del rude Sabino si scopre essere discrezione.

Le chicche sono le traduzioni del dialetto barese. Una più bella dell’altra. “Uè, merda a chi …ca’ tu tien i corn” (N.d.A. Buon signore, perché i affibbia epiteti fognari mentre sul suo encefalo pende prova di una relazione extraconiugale di sua moglie.)

Infine, opinione personale, se il destino  del parente acquisito è quello di restare “carne estranea” (perché così è scritto, senza perifrasi), meglio farlo con classe e nonchalance, evitando di simulare sottomissioni alle usanze baresi che potrebbero generare reciproche insofferenze, e restando orgogliosamente fuori dal rito atavico della preparazione della salsa di pomodoro nel cuore dell’estate.

Il 15 agosto tutti al mare. Non in Puglia, però, ma dove la suocera, si spera, non arrivi!

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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