Senza biglietto di ritorno, un affascinante viaggio nell’amore

Senza biglietto di ritorno, un affascinante viaggio nell'amore

L’amore o c’è o non c’è. E quando è vero non conosce tempo, spazio e inquietudini che possano spaventarlo, perché diventa capace di vincere ogni ostacolo, semplicemente per celebrare la bellezza dell’esistenza in un abbraccio muto.

 

Lo sa Isabella, che ama Roberto ed è riamata. Lui le dà tutto se stesso, a modo suo. Lei fa lo stesso, infischiandosene del fatto che lui abbia un’altra vita altrove. Accade perché entrambi sentono un vago senso di casa in un abbraccio che sarebbe potuto essere provvisorio e invece si è rivelato la prova definitiva che la felicità esiste. E indietro non si può tornare.

 

Loro due si sono trovati, ora non si lasceranno più, perché se hai in tasca un biglietto per il benessere, ringrazi il Cielo del dono ricevuto. E parti.

 

C’è la forza prorompente dell’amore nel primo, intenso romanzo di Antonella Caputo, edito da Pequod :Senza biglietto di ritorno. C’è l’amore che ha il coraggio di diventare certezza, a prescindere da tutto il resto. L’amore va per la sua strada a testa alta, orgoglioso, senza dover dare spiegazioni a nessuno.

L’amore chiama e non ascolta ragioni: è un grande egoismo che sa dire solo la verità.

L’amore, a volte, sa farsi pagina, nel ritmo cadenzato dei dialoghi di due adulti che fanno l’amore e poi si attardano in chat la sera, ritagliandosi uno spazio segreto che diventa necessario come l’aria.

 

L’amore non è un gioco per colorare il tempo, ma uno slancio di fede di individui consapevoli che si scelgono, ovunque porti questo magnetismo incredibile, che obbedisce alle leggi del cuore e non a quelle di Lorentz. Superfluo elencare circostanze, inutile tentare di spiegare, perché una spiegazione razionale non esiste, doveroso coltivare giorno per giorno un sentimento puro.

“Mi ha implorato di non costringerlo a parlare, di stare tra le sue braccia e basta. E ce ne stiamo in silenzio. E’ come fare l’amore.”

 

Isabella e Roberto si amano, questo conta. Il resto fa da sfondo: la moglie di lui, le batoste che la vita ti infligge proprio quando non te l’aspetti, il passato di lei, con un matrimonio archiviato alle spalle e due figlie-sorelle che la guardano vivere da lontano e vorrebbero solo vederla felice, anche quando non glielo dicono.

Per quella “fitta di piacere irreversibile” che solo gli amanti sanno regalarsi, un viaggio può iniziare e non finire mai. Si oblitera il biglietto alla partenza, senza preoccuparsi del ritorno, perché ogni volta che si crede di poter scendere alla prima stazione, si finisce per fare un caffè al volo e risalire sulle vetture, perché viene naturale riprendere il cammino, insieme.

 

Isabella sa che ci sono volte in cui il silenzio è una ghigliottina. Ci cade dentro, in quel nulla espanso che è il senso di vuoto dell’assenza dell’altro.

“Con Roberto non ci vediamo.

Io metto il broncio, ma in realtà so bene quanto sarà difficile organizzarsi per tutto il mese. Non mi viene un paragone adatto a spiegargli quello che provo io in questi giorni. Gli dico solo che fare l’amore con lui è sospensione da quella corrida che mi sembra a volte la nostra vita.”

Sospensione, il tempo perfetto degli amanti.

Bellezza pura, che la distanza non sminuisce, semmai sfuma come acquerello d’artista. Trasparenze. Reminiscenze di carezze.

 

Chiunque abbia amato davvero si riconosce in Isabella, protagonista forte e determinata in apparenza, lunatica qualche volta, fragile solo agli occhi chi sa vedere oltre la scorza dura.

“Isabella non era affatto docile. Già prima di conoscere Fabio, il ragazzo che aveva sposato, di scontri con il padre ne aveva un giorno sì e uno no. Ma pure con la madre. Le ripetevano che era nata con il no in bocca.”

 

Isabella è adorabile quando ci fa entrare nel suo mondo, mostrandoci le sue imperfezioni e le sue altalene di sentimenti che la rendono vulnerabile e sempre più vera, pagina dopo pagina. E’ allora che la amiamo d più.

“Sono sulle montagne russe.

Mi alzo in volo, tocco il cielo e poi precipito a testa in giù, fino a toccare terra. La compressione sfocia in un mal di testa lancinante, o in una dissenteria, in un vomito, o persino in tutti e tre, come è già accaduto a volte. Con Roberto ormai è così, si passa da entusiasmi stellari a giornate polari.”.

 

Si ritorna bambini amando. Si ridiventa felici per un messaggio al quale si attribuiscono maree di significati.

Ci si bea, finalmente, del cuore che riprende a battere, quando i quarant’anni sono passati e i sentimenti nascenti sono doni generosi del tempo.

“Gli mando un bacio. Mi sembra di racchiudere tutto quel che vorrei e non posso. Anche lui mi risponde con un bacio. Cosa rappresenterà per Roberto quel bacio? Sarà per dirmi che ha capito, che sa a che cosa sto pensando? E lui, lui come sta?”

 

Dove porta l’amore?

Nessuno può saperlo, eppure chi ama non teme di farsi male, ama e basta.

Sono desideri di reciproca armonia su isole segrete, i baci degli innamorati.

 

Questo libro ha in sé la profonda magia delle storie autentiche, che non hanno bisogno del lieto fine per sancire la felicità sui volti dei protagonisti, perché questi sono così intelligenti da capire che il viaggio continua, sempre e comunque.

 

Maria Pia Romano

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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