Quanto mi dai se ti uccido?

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Ne sono fermamente convinta: l’ironia ci salverà. Solo chi ne possiede una buona dose e riesce a guardare con distacco gli eventi quotidiani, ha una marcia in più rispetto al resto del Creato.

Gli altri si dividono in due specie umane: depressi e incazzati cronici. E poiché io, lo ammetto, non sono così saggia da sollevarmi ironicamente al di sopra delle umane nefandezze ogni volta dovrei, di tanto in tanto mi sentivo di far parte più della prima che della seconda specie. Uso l’imperfetto perché ad un certo punto della mia vita c’è stata la svolta: ho scoperto un libro a tratti geniale che mi ha aperto la mente su nuovi mondi. Un libro che non avrei mai pensato di aprire e che invece mi ritrovo a rileggere periodicamente, in cerca di spunti per sorridere, riflettere, ritrovare il mio nuovo credo, perché ho scoperto che uccidere è meglio che farsi uccidere! E si badi bene, non perdo più il mio sorriso, che a volte diventa un ghigno, ma è sempre meglio di un muso lungo!

E così, incazzata e felice, ho cominciato a dire (dentro di me, per ora…) Quanto mi dai se ti uccido? ad ogni individuo poco degno, a mio avviso, di stare su questa Terra. E posso assicurarvi che a seconda dei giorni, del tempo e del mio ciclo, il numero di persone può crescere esponenzialmente!

L’autore del libro, certo Walter Spennato, salentino, dedica queste pagine a sua madre, l’unica che non ucciderebbe mai neanche se lo pagasse, come dire, non c’è da star tranquilli neanche per il più affezionato dei lettori. “Ho incontrato Walter per la prima volta all’ingresso di un cimitero. Un geco bellissimo, gli occhi ricci, contro un’ala del cancello che lui manovrava come un monopattino.”, esordisce Anna Mazzamauro nella sua prefazione al volume, edito da Besa e illustrato da Laurina Paperina. Innocente. Folle e beffardo. Burlone, cinico sfarzoso. (…) Supponi di essere lui e ti sentirai libero.”, sostiene la grande attrice italiana ed è quello che è successo a me.

CI VOLLE POCO: “La uccisi./Ci volle poco./Era già morta dentro.”, l’ho fatta subito mia dedicandola a più di una tipa che conosco. Oppure IL FUMO UCCIDE: “L’ho ucciso perché mi fumava in faccia./ Tabagista e maleducato./ Una cosa si sopporta, due no”: anche questa mi è entrata nel DNA. Ci sono tante perle disseminate qua e là, ci sono tante Gemme, come dice lo stesso autore, ma il bello di queste pagine è che sanno regalare un mutato orizzonte degli eventi: accade così che ognuno di noi si trova a misurarsi con serial killer che è in lui, riscoprendo la propria ironia ed uscendone, paradossalmente, migliore dopo.

La suocera, la sorella, la moglie, il marito, i vicini di casa, il fighetto atteggiato sullo scoglio, le file in banca, le manovre con la macchina, la Signora in Giallo: c’è posto per tutti nelle nostre incazzature quotidiane e Walter è stato abilissimo nel dosare sarcasmo ed ironia per farci sorridere, tacere e riflettere.

 

Se proprio ve la devo dire tutta, io questo tipo lo conosco. E siccome a volte gli parlo anche dei fatti miei, beh vi confesso che ho avuto paura quando ho letto PRECARIATO A VITA: “Ha smesso di essere precaria./ Ora che l’ho uccisa è morta a tempo indeterminato.”

Non sono proprio sicura che si riferisse a me, ma sicuramente eviterò di rompergli le scatole in futuro con le mie paranoie. Non si sa mai ….

 

E non sono la sola ad essere diventata sua fan, visto il successo del libro, che è anche diventato uno spettacolo teatrale con il grande Ippolito Chiarello: due serial killer insieme e tante vittime conquistate e da conquistare…

 

Gemma 3

 

Che ci fai tu a questa pagina?

Perché hai comprato questo cazzo di libro?

Cosa ti ha incuriosito?

Una donna in copertina sgozzata, tagliata, squartata,

fatta a fettine pronte per la brace?

Tante se ne vedono di questi tempi, andarsene in giro ad

anoressizzarsi di fronte alle vetrine dove simildonnemanichino

in polistirene antiurto senza un filo di cellulite le fanno sentire

una merda.

O ti ha intrigato il titolo: “Quanto mi dai se ti uccido?”

Hai per caso intenzione di pagarmi per farti fuori?

Se è così ti accontento subito.

Ma attenzione, io non sono il killer sentimentale di Sepùlveda.

No! Io ti faccio fuori senza convenevoli.

Senza pensarci su due volte.

E se poi cambi idea, cazzi tuoi!

La mia missione la porto avanti comunque.

Non perdono nessuno.

Neanche i cretini.

No, per carità.

Io sono un uomo libero.

Un uomo libero di uccidere anche quei cretini che ci ripensano.

Una volta che ho intascato i soldi, col cazzo che li restituisco!

 

(da “Quanto mi dai se ti uccido”, Walter Spennato, Besa)

Maria Pia Romano

22 maggio 2014

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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