Pescatori d’incanti sotto il livello del mare

14072015105501_sm_12779

Il senso profondo delle cose, a volte si comprende trattenendo il respiro, in un attimo di luce, in cui scorre la vita. E’ allora che il viaggio si fa lento e s’impara la lezione del silenzio.

 

Me lo hanno insegnato un gruppo di cercatori d’incanti, che hanno racchiuso un tesoro in una torre, offrendo a piene mani la gioia a chi sa vedere. Gorgonie, cavallucci marini, gigli e anemoni di mare, flabelline e pesci, si sono lasciati attraversare dal loro sguardo, per svelarsi a chi quel blu l’ha solo immaginato, eppure lo porta dentro da sempre.

 

Sono i fotografi subacquei della Community SalentoSub, per chi ama le definizioni, diventano generosi dispensatori di emozioni, per chi preferisce la dimensione della vita che è sogno e bellezza. Ed in un luogo del Sud dove anche le pietre hanno voce, che un tempo serviva a difendere il territorio dagli assalti dei Saraceni, ora ci sono piccole meraviglie appese ai muri, che dischiudono le porte di un mondo liquido, pullulante di vita. Accade a Torre Lapillo, un piccolo paese salentino di case basse, dove d’inverno la vita scorre lenta, tra mareggiate e umido intenso, e d’estate le ombre si allungano e i profili si addolciscono, nel rosso di un tramonto jonico.

 

Per tutta l’estate la splendida Torre sarà uno scrigno di cose belle, con eventi a tema e incontri, e la mostra di scatti subacquei si potrà visitare fino a settembre. Un’occasione preziosa, per conoscere più da vicino le creature che popolano i fondali del nostro mare e scoprire l’orizzonte rovesciato di chi s’immerge nel blu.

 

E’ la stagione dei turisti, che si lasciano rapire dalle trasparenze dell’acqua dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo e salgono i gradini della Torre con la curiosità nel cuore e li scendono con gli occhi pieni di luce. Quella luce che i compagni d’avventura di SalentoSub hanno imparato a far filtrare sul fondale, nel loro viaggio silenzioso in un universo liquido, in cui sono ospiti privilegiati, osservando e catturando solo bellezza.

 

Pescatori d’incanti sotto il livello del mare, sono uomini e donne che fluttuano col corpo senza peso nel blu e conoscono l’Itaca di Kostantinos Kavafis, la meta che dona il bel viaggio e già per questo ci rende ricchi.

“Itaca tieni sempre nella mente./ La tua sorte ti segna a quell’approdo./ Ma non precipitare il tuo viaggio./ Meglio che duri molti anni, che vecchio/ tu finalmente attracchi all’isoletta,/ ricco di quanto guadagnasti in via,/ senza aspettare che ti dia ricchezze.”.

 

E non importa che i fotografi del blu non abbiano mai letto i versi del poeta e giornalista greco: loro sanno cosa vuol dire viaggiare verso un’Itaca.

Ogni immersione per loro è un tassello di un infinito viaggiare verso lo scatto perfetto: eternamente sospesi su minuscoli incanti che solo loro riescono a scorgere, cercano la luce giusta per illuminare la vita ed ogni volta il blu ridiventa l’incanto rinnovato di una scoperta.

 

Dopo aver visto i loro scatti, ce ne andiamo un po’ più saggi anche noi, pieni di mare. E di bellezza aggrappata alle reti che pescano sogni, col cuore gonfio di speranza. La speranza che il mare possa unire, dove non ci riescono gli uomini.

 

Maria Pia Romano

 

14 luglio 2015
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Tags

Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

Utenti online