“Parla, mia paura”, un libro prezioso

“Parla, mia paura”, un libro prezioso

Un titolo che è un’esortazione e una preghiera: Parla, mia paura. Un invito e una confessione, ma anche la speranza irrinunciabile di un ripartenza possibile.

 

Edito da Einaudi, questo piccolo libro di Simona Vinci, già vincitrice del Premio Campiello 2016 con “La prima verità”, mi ha chiamata un giorno dallo scaffale di una libreria, con la grazia priva di gesti che solo i libri sanno avere, quando entrano con discrezione nelle vite degli altri.

 

Da allora non smetto di ringraziare l’autrice, tutte le notti, quando  mi sveglio alla stessa maledetta ora e mi sembra di morire: sento il cuore battere forte nel petto e sembra mancarmi il respiro . E’ allora che mi ricordo che non sono sola e mi aggrappo a questa consapevolezza per stare meglio.

“C’era un’ora precisa in cui mi capitava sempre più spesso di svegliarmi di soprassalto, con il cuore a mille, la bocca secca e gli occhi spalancati nel buio: tra le tre e le quattro del mattino. Sempre la stessa, sempre quella.

L’ora che sta tra la notte e l’alba.

L’ora del lupo.”

 

Un libro coraggioso e prezioso, questo di Simona Vinci, scritto con disarmante sincerità, che prende per mano il lettore e lo conduce dentro se stesso, scavando vorticosamente, con girandole di parole sconcertantemente vive, ora aspre, ora tenere, fino a quella parte che non vorremmo vedere, ma non possiamo ignorare. Perché anche quello che non è bellezza ci appartiene e va accolto, a costo di farci male.

 

Una piccola sagoma femminile su un profilo di rocce si perde nel bianco della copertina, richiamando magneticamente lo sguardo del lettore avido di parole. E di ricette per l’esistenza.

Il libro non lascerà deluso chi cerca nelle pagine un appiglio provvisorio per non naufragare.

“Ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla.”, scrive magistralmente Simona.

 

A tutti è capitato di avere paura e di non sapere cosa fare. Qualche volta ci siamo vergognati, qualche altra abbiamo urlato, molte volte abbiamo pianto, senza essere capaci di chiedere aiuto. Queste pagine, invece, ci insegnano qualcosa di meraviglioso, che non dovremmo mai scordare:

“L’equilibrio tra paura e coraggio è uno dei lavori di accordatura costante che ciascuno di noi esercita ogni singolo giorno.”.

Parole nude e potenti, che ci salvano, come le parole stesse hanno salvato l’autrice.

 

Un libro autobiografico, forse, che diventa esperienza di condivisione che lascia il segno. Ci sono le sedute dall’analista e quelle dal chirurgo estetico, c’è la depressione post parto e l’inquietudine perenne. La paura dei treni o dei luoghi affollati, la paura degli sconosciuti, ma anche l’amore per i giardini e la fiducia nelle parole, che, a loro modo, non tradiscono mai.

 

“Il buio, a un passo.

Il cratere fumante, a un passo.

Lo stagno torbido, a un passo.

Il coltello, il sonnifero, la corda a un passo.”

Non è una poesia, ma l’incandescente verità di un sentimento che si vive dall’interno, anche quando fuori gli altri non si accorgono di nulla e sembrano non prendere sul serio quella che banalmente viene definita crisi di panico, eppure a volte sa essere così crudele tanto da sembrare la morte in persona.

 

“Il sonno è abbandono, resa e tu non sai abbandonarti e nemmeno arrenderti. Per dormire, da una certa età in avanti, ho sempre avuto bisogno di un aiuto: goccine, melatonina, erba.”

Anch’io.

Anche io devo prendere la melatonina da qualche anno e sperare che non arrivi l’ora del lupo.

Da qualche settimana, però, ho imparato a sentirmi meno sola e me lo ha insegnato una scrittrice che non ho mai incontrato. Le sue parole sono state più efficaci di quelle di chiunque mi abbia preso per mano.

 

“Ecco il trucco, la magia: non chiudere, apri. Non nasconderti, mostrati. Non tacere, esprimiti. Se hai paura, chiedi aiuto.”

Ci proverò, Simona. Te lo giuro.

Lo farò anche quando non sarà facile, perché io sono come un gatto e decido io da sempre l’ora delle carezze. Ora mi sento riappacificata, come me stessa. Non sono migliore, ho solo capito che non ce la farò mai del tutto, forse, ma potrò guardare la mia paura e abbracciarla un giorno. Così come nei giorni di luna giusta abbraccio la mia allegria.

 

Un libro che ho letto e rileggerò, che regalerò.

Tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano, prima o poi.

 

Maria Pia Romano

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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