“Nel silenzio parlami ancora”, un libro da riprendere ogni volta che se ne ha bisogno

“Nel silenzio parlami ancora”, un libro da riprendere ogni volta che se ne ha bisogno

Ci sono libri che ti entrano dentro e ti scuotono, ti segnano, ti commuovono.  Non uno sguardo rassicurante sulla vita, ma uno spaesamento nei mondi che non immaginiamo, sono a volte i libri. I buoni libri. Così è stato per me  con Nel silenzio parlami ancora”, di Antonella e Franco Caprio, Besa editrice: pagine dense, di rara intensità, in cui ho affondato la mia voglia di sapere cosa (Io) e (L’altro) avessero da dirsi, in un dialogo che sembra di un’altra dimensione, eppure è ben circoscritto in una precisa misura di tempi e di luoghi.

Una narrazione in cui parti si alternano, le emozioni si susseguono, il silenzio fa ascoltare la sua voce.  Lontano dal brusio dell’inutile, la vita chiama per restituire la vita stessa, ed è allora che il silenzio si colora di suoni: quelli dell’anima.

Rina è una staffetta partigiana e la sua è una corsa verso la liberazione, di se stessa prima che dell’Italia. Si stacca dalla sua famiglia per iniziare a correre, non sa verso dove, ma sente che deve andare.  Il suo  amore sfrontato per l’amore, per la vita, la porta a dare l’anima per una causa che sposa senza comprendere appieno, con lo slancio dei puri di cuore, troppo spesso impreparati alla vita vera.

La resistenza e il complesso paesaggio interiore di chi ha lottato si è aperto ai miei occhi. Ciascuno a suo modo, tutti hanno contribuito. Come Rina, imperfetta e vera, coraggiosa e innocente, incantevole protagonista di questo romanzo che turba e fa riflettere, lasciando incantati per la splendida capacità che hanno gli autori di narrare e far partecipare il lettore alla vicenda umana dei personaggi. Con loro soffriamo e piangiamo, davanti ad un muro scrostato della cella del carcere Le Nuove di Torino. Il passato pesa come un macigno sul cuore e non c’è liberazione possibile finché non si trova il coraggio di tornare indietro per far pace con quello che è stato.

Quante cose ho imparato da questo libro. Quanta vita ho respirato in queste stanze di carta che parlano della storia meglio di qualsiasi libro scolastico. Sono le emozioni che restano dentro, nel tempo, non le nozioni. E “Nel silenzio parlami ancora” è uno scrigno carico di pagine di vita che si incidono dentro l’anima del lettore attento, che si disseta quando l’inchiostro è denso e si stende a colori sulla carta.

Una lettura che mi ha fatto male nella sua intensità e che non finirò mai di lodare per questo. Che ricorderò per sempre e che riprenderò a piccoli passi, ogni volta che ne avrò bisogno.  Accade così con i libri che restano dentro: si lasciano leggere e poi vengono a cercarti ancora, per dirti sempre qualcosa di nuovo, in silenzio, perché è così che i libri sanno parlare meglio. Al cuore.

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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