Lettera ad una poetessa

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Sono inciampata per caso nei tuoi versi, in una mattina di marzo in cui il tuo libro mi ha chiamata ed ho sorseggiato le tue atmosfere delicate. Accade così da molto tempo per me, che vivo un presente sgangherato, sospesa da un capo all’altro della Puglia, sempre accelerata verso dove non so, ma incapace di rallentare. Sono diventata allergica alle presentazioni letterarie, ma sono sempre più innamorata delle stanze di carta e le tue, Alessandra, sono un Ritorno sorgente che ha il colore dei tuoi occhi di mare, nelle cui trasparenze si svela un universo dolce, in cui entrare in punta di piedi.

Ti conosco poco, anzi, non ti conosco affatto. Avevo negli occhi il tuo sorriso fresco e il tuo sguardo liquido mentre ti leggevo. I tuoi versi semplici, musicali, mi hanno riportato alla tua armoniosa ed elegante presenza, per tutte le volte che ci siamo incrociate e ci siamo scambiate poche parole e sorrisi accennati.

Il tuo Ritorno sorgente è uno scrigno di emozioni che hanno il sapore dei tuoi anni e dei tuoi rossori, dei tuoi respiri e dei tuoi silenzi, della natura che a volte tace, a volte si fa parola. Onda increspata, finestra sul giorno, tempo lento, certezza deposta e ritrovata nel vento. La tua poesia crescerà con te, quando imparerai ad affilare le parole e ti lascerai attraversare ancora ed ancora dalla vita, quella vita che ora, è giusto così, dona bellezza snodandosi in immagini armoniose.

Tu come me, forse, ti senti nuda non se non indossi il fondotinta, ma se non hai un libro in borsa. Tu sai di cosa parlo quando dico che la poesia è una vocazione ed una dannazione, perché sa aggiustarci il passo nella vita, ma troppo spesso ci costringe ad andare fuori tempo, perché il tempo della vita normale non riusciamo a capirlo.

Tu senti che la poesia chiede sempre un prezzo e ancora non sai dove può condurre, ma te lo spiegherà la tua esistenza, quando non farai domande.

Imparerai, come ho imparato io, che il mondo non aspetta i nostri libri. Che oltre al clamore mondano davvero non c’è nulla e inizierai a ridere di coloro che si affannano per vedersi dedicare un articolo su un giornale. Chincaglierie da farisei, perché conta più un lettore vero di mille adulatori. Sarà allora che ti ripiegherai su te stessa e scriverai le tue poesie più belle, che saranno forse meno dolci e più vibranti. Meno carezze e più schiaffi, nei tuoi versi, immagino di vedere nel tempo di-verso in cui la vita si farà ancora musica dell’anima.

Ma ora è giusto così, lascia andare le mie parole. E lascia che il senso al tuo cammino lo dia la condivisione autentica, il resto verrà da sé.

Il tuo Ritorno sorgente sono i tuoi occhi, liquidi e belli da far paura.

Il verde della copertina, lo sai, non l’ho apprezzato: stride con quello che mi comunichi, quando in silenzio apro le pagine e scopro il tuo mondo.

 

 

 

Nella distesa d’erba e vigne

ascolto addensarsi la libertà.

Taccio un gridare lacci lenti,

baratto il poco con la natura umile.

È la primavera che s’imbarazza di colori,

ho gioia semplice di bimbi nell’acqua.

 

Alessandra Peluso, “Ritorno sorgente”, Lietocolle.

Maria Pia Romano

4 giugno 2014


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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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