La Poesia dedicata al padre

La Poesia dedicata al padre

Che le storie potessero essere lette, assaporate e condivise l’ho sempre saputo. E in segreto sperato, come farebbe ogni persona che vive e scrive, impastando di vite immaginate e inconfessate le proprie stanze di carta.

Che le mie pagine intrise di salsedine, nate per esorcizzare la paura di perdere chi amo, potessero diventare carne e farsi abbraccio, questo non potevo saperlo. Eppure è accaduto in una mattina azzurra di dicembre in cui sono andata ad incontrare un gruppo di studenti con uno zaino pieno di libri e di sogni, qualcuno con un peso come un macigno sul cuore.

 

Quando sono arrivata al Liceo Scientifico Banzi di Lecce, prima di iniziare il dialogo nell’Aula Magna, ho visto un gruppo di ragazzi con il mio ultimo romanzo in mano, Dimmi a che serve restare, ho capito che erano lì per il nostro incontro. Erano in tanti, non riuscivo neppure a contarli, eppure uno di loro mi ha guardato e mi ha sorriso. Erano le dieci del mattino o poco più, io sulla soglia, incerta se entrare o meno.

– Dite che mi devono chiamare o devo entrare io? – ho chiesto loro.

– Adesso chiameranno, penso. – ha risposto lui, con gli occhi che ridevano.

 

Ora so che quel ragazzo si chiama Francesco e quel giorno ci ha fatto un dono: una manciata di versi, dedicati a suo padre. Una poesia intensa, che ha voluto condividere con tutti noi, in una mattinata che è stato un fiume irripetibile di emozioni.

Francesco, so che hai sentito vicino il mio Giovanni ed io nelle tue parole ho visto vivere i miei sputi d’inchiostro, nati dalla fantasia imperfetta di una donna che si ciba di mare e di parole da molti anni. Non ci sono ricette per ritrovare il sorriso, tu lo sai. Eppure hai il Sole dentro, nonostante tutto.

Grazie Francesco, per avermi concesso di condividere anche qui la tua poesia. Sei tu che un giorno mi dirai a che serve restare. Ora ti auguro un mare di sogni da trasformare in progetti, giorno per giorno. E scrivi, per tutte le volte che ti senti triste, perché la scrittura è salvezza.

 

UN ALTRO GIORNO SE NE VA  

Di Francesco Vitale

 

Un altro giorno se ne va

E manchi sempre più …. Papà!

 

Tu non ci sei più

E il mio cuore affonda sempre più.

 

Ora che ci hai lasciati soli, siamo più deboli o più forti?

Anche se non c’è niente che consoli,

di certo non hai reso i nostri cuori inerti.

 

Ora ti devo lasciar andare,

anche se ormai mi rimane solo il poterti sognare,

tanta voglia c’è di volermi aiutare!

 

Un altro giorno se ne va

Ma io sempre penso a te Papà!

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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