La neve al sud è stupore!

La neve al sud stupore!

Abbiamo visto la neve sul mare e siamo tornati bambini, a deglutire stupori innocenti di un inverno sconosciuto per noi, gente di mare, abituata allo scirocco e alla tramontana, ma non alla coltre inattesa. Il mando ha ricoperto ogni cosa, per giorni. Ancora ed ancora, a sfinire gli occhi di bianco. La sabbia è diventata bianca come la schiuma delle onde, la risacca incalzava e il sorriso teneva, mentre le mani gelate si sono cercate. E’ stata la festa della bellezza inusuale, celebrata con foto e condivisioni sui social network. “Al Sud tutto è caldo, anche la neve!”, ha detto qualcuno.

Per puro caso, ho scoperto la pagina Facebook di Martina dell’Ombra, personaggio pubblico che colleziona decine di migliaia di likes e si dichiara “una ragazza normale con un grande sogno politico”. Sono capitata sulla sua pagina perché molti miei contatti virtuali stavano commentando un suo status sulla neve al Sud (decine di migliaia di commenti). Leggendo questo post sono rimasta letteralmente basita davanti a frasi del tipo: “Che gran tenerezza i porelli del profondo sud che non hanno mai visto la neve …. Loro e il loro stupore per quei due-tre-fiocchi di neve sporchina che cade sulle vecchie Fiat dei loro paeselli mi fanno venire in mente lo sguardo che dovevano avere gli schiavi neri presi dall’Africa, non appena sbarcati in Virginia nel bel mezzo di una tempesta di ghiaccio … Ah, che cosa romantica l’arretratezza. La povertà. Rende così vicini allo stato animale.”.

Queste parole della ragazzina con il grande sogno politico hanno risvegliato davvero lo stato animale della gente del Sud. Anche io, campana di nascita e pugliese d’adozione, ho sentito il sangue ribollire nelle vene e ho dovuto contare fino a 10 per ben tre volte per non unirmi al coro. Ho ritrovato amici gentilissimi ed educatissimi, attardarsi ad insultarla in ogni modo. Forse era questo quello che si aspettava Federica? Perché, in realtà, Martina dell’Ombra è uno pseudonimo di una ragazza siciliana che all’anagrafe è Federica Cacciola e, a quanto pare, ha fatto la sua fortuna inventandosi questo personaggio. E facendo satira.

Se di satira si tratta, allora dovremmo incassare facendo un riso amaro e andare avanti, dimostrando che ci sappiamo stare, perché in fondo alla neve noi terroni siamo completamente impreparati. Non ci piace che ci venga detto da altri, possiamo denigrare solo noi il nostro Sud.

Come quando litighi con tua madre: tuoi dirle tutto quello che ti passa per la testa, però se per strada qualcuno te la offende, lo prendi a pugni.

 

Federica Cacciola è stata abile, non c’è che dire. Se avesse continuato a fare teatro e accumulare esperienze probabilmente nessuno si sarebbe accorto di lei, come non ci si accorge dei ragazzi in gamba che fanno gavetta con un sogno ben impresso nella testa, lavorando sodo per trasformare i progetti i realtà. Nel 2014 Federica ha svoltato, grazie a Martina dell’Ombra. Si atteggia a gran figa, ma non è proprio Belen, manda kissini a tutti con la voce di Paperina e prende in giro tutta l’Italia sui grandi temi: immigrazione, lavoro, referendum, vaccini. O la ami o la odi, dunque.

 

Qualcuno dice che sia figlia della Sicilia pirandelliana, certo ha coraggio, perché mette la faccia in video che collezionano numeri esorbitanti di insulti, eppure lei non si lascia intimidire. E’ stata così caparbia e tenace, da non uscire mai da questo personaggio che si è inventata, tanto che qualcuno crede che sia lei stessa. Io penso di no.

 

Cara Federica, so che ti sei stupita anche tu della neve nel nostro meraviglioso Sud. Dico nostro perché è mio e tuo, anche se non lo vuoi dire. La tua Taormina con la neve? Solo il mio Salento innevato potrebbe competere con tanta insolita bellezza! Puoi dire di abitare ai Parioli e di essere cresciuta con i maggiordomo e la servitù, ma il Sud ce l’hai nel cuore quanto me.

 

Quanto tempo passi a leggere i commenti di facebook ogni giorno? Sembra impossibile che tu possa fare altro, vista la mole di post ai quali rispondi, scivolando con grazia tra insulti beceri e adorazioni sviscerate. Ti sei inventata pure lo standard dell’insultatrice ammessa: più di 1,70 m di altezza, meno di 40 anni, terza misura in su di tette (anche rifatte), glutei tondeggianti, ecc.

 

O la ami o la odi, Martina dell’Ombra. E io che faccio? Accetto la satira e ti amo perché sei una ragazza intelligente, la cui unica incapacità è quella non saper uscire mai dal tuo personaggio, rischiando un’identificazione inutile e totale?

Un po’ ti odio, perché hai scritto quelle cose della neve al Sud: post che tradiva la tua rabbia cocente per esserti persa la neve sul mare? Se penso che a Milano o Roma i tuoi cannoli siciliani non li trovi (non mi dire che li fanno anche lì, perché non sono proprio gli stessi), mi viene di abbracciarti. Anche io ho lo stesso problema con i babà e con il pasticciotto: se dovessi allontanarmi dal mio Sud diventerei cattivissima, mai più di te, però. Anche perché ho 40 anni e, come dici tu, sono troppo vecchia.

 

Vorrà dire che inizierò a fare la calza, come tutte le vecchie del Sud, da cartolina.

 

Maria Pia Romano

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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