“La mia terra”, quando la musica si fa poesia

"La mia terra", quando la musica si fa poesia

Ho visto la gente di Antonio Verri, quella che ha il colore del mare e l’andatura di onda, nel video “La mia Terra” dei Respiro: violino elettroacustico e voce, semplicità disarmante, per dar vita ad una poesia in musica dei giorni nostri.

Guardo scorrere il video: il mare è una striscia blu screziata di schiuma bianca, la terra è rossa di caldo e sudore, mentre il vento scompiglia capelli e pensieri. Si sosta sull’uscio della solarità salentina, per inebriarsi della limpidezza di atmosfere profumate di basilico e sogni imbiancati di luce.

 

 

Dal mare tutti quanti siamo nati/ un mare in miniatura e senza sale/ Cresciuti lentamente, nati in fretta/ spingendo avanti per non affogare”, canta Lara Ingrosso e chi ascolta assorbe bellezza ad ogni nota, nel vivido fluire delle immagini, mentre il violino di Francesco Del Prete dipinge orizzonti in divenire.

Due artisti pluripremiati, che viaggiano e portano ovunque una fetta di Sud, quello più vero.

E la mia mente migra ancora alle parole del Poeta, un contadino di Caprarica di Lecce che ha segnato la storia letteraria del Salento. Un profeta degli anni ’70 che nelle sue pagine ci ha lasciato scrigni di tesori, da gustare in riva al mare, in questa nostra Terra di confine: “il suono spande la sua ombra su distese di fieno e due vecchi sulla chiesa sono una carezza d’infinito: l’infinito si può scovare dappertutto in questo, e ogni cosa, ogni persona, ha un suo particolare stupore, dolore …”.

Qui, questi volti sono quelli di: Donato Mancini, Antonio Tommasi, Elena Sessa, Fabiana Fassi. Gente azzurrata, che pare uscita dal Fabbricante di Armonia.

 

Il ritmo incalza, nella suggestione che rapisce e i minuti scorrono veloci, slargandosi come ore nel tempo dell’anima, in cui la bellezza si gusta lentamente e si riassapora la suggestione ad ogni folata di vento.

Ce ne stiamo qui a Sud, con le mani sporche di terra e gli occhi carichi di luce. Da prima della crisi, noi conoscevamo già il sapore amaro dei conti che non tornano. Ed oggi più che mai ci aggrappiamo alla Terra abbracciando i nostri Ulivi, a quella Terra che è si fa amare semplicemente perché è la nostra, “Lei labbra sanguinose/ Lei ciglia presuntuose/ Lei pelle dura, grano e macchie di caffè”, canta Lara.

 

Intenso e poetico, questo video intriso di salsedine, è stato girato in diverse locations: una fattoria di Famiglia sulla via che da Lecce porta al mare di San Cataldo, una campagna di Pisignano, una veranda affacciata sulla Poesia di Roca, poi ancora la casa dei nonni di Lara e la campagna di LUNA_ LABORATORIO RURALE. Il video del brano “La mia Terra” (che vede anche partecipazione di Claudio Del Prete, batteria e tamburello) è stato interamente prodotto Associazione “L.A.R.A. (L’Arte Respira Ancora), della stessa Lara Ingrosso. Regia,fotografia e montaggio sono stati curati da Paco Maddalena. Il brano audio è stato realizzato da Luigi Cariddi (Corrado Productions) e Marco D’Agostinis. I partners del progetto sono stati: l’ ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE PUGLIESI NEL MONDO, e LUNA_LABORATORIO RURALE.

 

“Io vado avanti ma non dico addio/ e lei mi aspetta per ricominciare”, canta Lara, perché c’è sempre la voglia di ripartire da qui, dal nostro Sud che non è un fenomeno per turisti, ma un luogo dell’anima di cui avere cura. Coltivando bellezza, prima di tutto, nella lezione muta del vento, che ci annoda alle onde e diventa musica nel respiro di un violino azzurro e una voce cristallina.

“La mia Terra” è anche bonus track del primo album dei Respiro “A forma di ali”, un lavoro uscito a fine novembre 2015, che sprigiona magia ad ogni ascolto e che include anche il brano “Di Lei”, incanto puro.

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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