“La maledizione di Toledo”, romanzo nato da un profondo amore per la storia

“La maledizione di Toledo”, romanzo nato da un profondo amore per la storia

“Romanzo dall’incipit infuocato. Leggerò con avida curiosità”, ha affermato Michele Mirabella dopo aver apprezzato le prime pagine del nuovo libro di Giuseppe Pascali  “La maledizione di Toledo, Lupo editore. La stessa cosa ho pensato io, quando ho preso tra le mani questo romanzo storico dalla splendida copertina e dal titolo incisivo. Ne ho subito all’istante il fascino profondo, eppure, al tempo stesso, ero timorosa di addentrarmi nelle sue dense atmosfere ambientate nella Spagna del XVII secolo. Il tempo in cui si  mandavano al rogo le donne accusate di stregoneria, tempo di Inquisizione, sospetti, superstizioni. Di autodafé e terrore, perché le cerimonie avvenivano in pubblico, nella Spagna di quell’epoca.

 

Chi è convinto che le streghe non esistano forse dovrà ricredersi, perché tra queste pagine ce n’è una che riuscirà a tenere incollato il lettore alla storia, come in uno strano sortilegio: Isabel. Un po’ strega, un po’angelo del focolare, abile ricamatrice e sposa devota, lei è sicuramente il personaggio magico di un plot che rapisce fin dalle prime pagine. Semplicemente magnifica.

 

Vinta la mia inconscia e personalissima resistenza iniziale, infatti, mi sono immersa in quella che ben presto si è rivelata una delle più belle letture della mia vita. Ho letto “La Maledizione di Toledo” in poche ore, senza riuscire a staccarmi dalle pagine. Le vicende di Isabel dai lunghi capelli rossi, del Cardinale Bonifacio Medina, del contadino Gaspard, piccolo Iñigo, del monaco corrotto e degli altri personaggi creati magistralmente da Giuseppe Pascali, hanno regalato emozioni indimenticabili a un inizio d’estate in cui aspettavo di veder calare la notte per capire cosa sarebbe accaduto. Perché è di notte che certe letture diventano più intriganti, nell’ora in cui, forse, le streghe iniziano a volare, nell’oscurità densa rischiarata dalla luna. E ogni donna diventa un po’ strega e sente Isabel vicina al proprio cuore.

 

“Spagna, regione della Navarra, anno 1610. I borghi di Zugarramurdi e di Urdax sono tormentati da una spietata caccia alle streghe che culminerà, il sette novembre di quello stesso anno, nell’autodafé di Logroño, il più grande che la storia dell’Inquisizione spagnola ricordi.- si legge sulla sovracopertina e ancora: – “In quel clima di terrore, delazioni e persecuzione il Grande Inquisitore, il cardinale Bonifacio Medina, è ossessionato dalla maledizione lanciatagli un anno prima a Toledo da una strega prima di ardere sul rogo.”

 

Con la grande abilità di fine narratore che gli è propria, Giuseppe Pascali ambienta la storia nella regione spagnola percorsa dal Cammino di Santiago di Compostela, la Navarra, facendo gustare al lettore ogni scena ed ogni passo. “La maledizione di Toledo” è romanzo ben scritto e nato da un profondo amore per la storia. Bella la caratterizzazione dei personaggi e l’intreccio della trama, che tiene con il fiato sospeso il lettore, fino all’ultima pagina. Il merito più grande dell’autore, a mio avviso, è quello di aver scritto un romanzo storico scorrevole e godibilissimo. Tutto il serio studio che c’è dietro questo libro, è stato metabolizzato dallo scrittore per donarci delle pagine a colori, facendoci scivolare con leggerezza nella storia. Lettura consigliatissima.

Maria Pia Romano

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Commenti
  • Vittorio Palmieri

    Dei veri tesori. Memorie conservate nei libri.

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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