La locanda degli amori sospesi, le dolci pagine di Viviana Picchiarelli

La locanda degli amori sospesi, le dolci pagine di Viviana Picchiarelli

Amori accarezzati in gioventù e poi dispersi nell’universo polveroso dei ricordi, che si ritrovano con la complicità di un libro. Amori travolgenti che sembrano rivelazioni della vita, che per uno strano gioco del destino cercano distanze e poi le azzerano, accettando la lezione del tempo. Amori delicati, che si fanno dipinto prima che farsi abbraccio, perché ad una certa età si entra in punta di piedi nella vita degli altri. Colpi di scena.  E soprattutto l’amicizia forte e sincera di due donne mature, che si fanno forza a vicenda dandosi una seconda opportunità di vita, ciascuna con il suo zaino pieno di esperienze sulle spalle, che a volte è un peso, a volte un bagaglio di ricchezza che aiuta a vedere.

Scorre con delicatezza il romanzo di Viviana Picchiarelli La locanda degli amori sospesi”, edito da Newton Compton, conducendo il lettore in un’atmosfera intima e semplice, in cui i sentimenti si dipanano paralleli alla vita di ogni giorno e sta ai personaggi della storia trovare il coraggio per vivere l’amore, rendendogli giustizia a poco a poco, oltre le paure e le avversità.

“Siete ridicoli perché vi state impantanando. E alla vostra età non potete permettervi di rimanere in sospeso. Vi siete dati una seconda possibilità, no? Avete fatto bene!”

Una storia che lentamente affascina nella sua dolcezza, perché quando si parla di amore e di sogno, tutti siamo ben disposti a gustare le pagine di un libro, che dai colori pastello della copertina, rende bene l’idea del tono avvolgente e accogliente della narrazione.

Un libro che chiama altri libri, perché l’autrice sente tutto il fascino mistico delle pagine che racchiudono le storie e fa immergere il lettore in una locanda in cui proprio i libri sono protagonisti. Si tratta di un antico casale che sorge sulle rive del lago Trasimeno, in quell’incantevole angolo verde di Umbria che ispira da secoli gli artisti.

“Tutto il mondo lontano da lì, adesso, gli sembrava secondario rispetto a ciò che lo faceva stare veramente in pace con se stesso.
I libri, la scrittura.
E, soprattutto, Matilde.”

Due amiche, Emma e Matilde, decidono di ripartire proprio da quel posto magico per darsi una seconda possibilità: una nuova vita, visto che la precedente se la sono lasciata alle spalle, con i rispettivi amori e dolori. E ciascuna trova la ricetta per andare avanti, a suo modo:  “Locanda dei libri” diventa ben presto rifugio di ispirazione per artisti e scrittori, ma anche ambiente di classe, frequentato da turisti che amano la suggestiva location che sposa il fascino della natura con la densità trepidante di storie degli eventi letterari e delle cene  a tema.

E proprio questa locanda diventa luogo di incontro dei personaggi, che sono legati ai libri e alla scrittura e  si ritrovano a cercarsi, sfuggirsi e riavvicinarsi: Matteo, Ginevra, Riccardo, Gregorio tessono insieme le trame di una storia in cui l’amore è rivelazione costante e occasione di crescita, sempre.

“Il prezzo da pagare, però, era quello di mettersi a nudo. Temeva il momento in cui avrebbe dovuto farlo.”

L’autunno è tempo di dolci rivelazioni e abbracci sognati. Il Natale arriva e sconvolge, si cercano  distanze, si lasciano passare i mesi. Poi Natale ritorna. E’ un libro che celebra la bellezza dell’amore che non ha età, perché siamo giovani quanto i nostri slanci e se conserveremo questa sincera disposizione allo stupore e ad accogliere la bellezza dell’amore, forse non invecchieremo mai.

“Gli anni ci concedono il vantaggio non indifferente di provare a vivere il tempo che ci resta nella maniera che più ci piace, a prescindere dal nostro passato, che non possiamo cancellare, è ovvio, ma che dobbiamo lasciarci alle spalle. Se poi, nonostante tutto, le speranze verranno disattese, potremo sempre dire di averci provato.”

Alla fine, dopo che ci si è lasciati trasportare dalle trecento pagine del libro, ci si accorge che è stato bello lasciarsi coccolare da una storia in cui non mancano i colpi di scena e in cui, in un modo o nell’altro, si impara ad assecondare il flusso inarrestabile della vita, ovunque porti.

“Talvolta i cambiamenti non ci danno il tempo di pensare se siamo in grado o meno di affrontarli. Dobbiamo accettare e metabolizzarli. Non c’è scelta il più delle volte.”

Anche quando non comprendiamo quello che ci accade intorno e dentro di noi, possiamo scoprire la nostra capacità di adattamento, che fa superare il dolore: non dimenticando, ma imparando a vedere il lato bello.

E restano i libri, sempre e comunque, nella locanda umbra, regno di Emma e Matilde.

A volte, scritti a quattro mani.

 

Maria Pia Romano

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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