La Giornata del Sorriso

La Giornata del Sorriso

Di tutte le Giornate Mondiali, questa è senza dubbio la più simpatica. Oggi, 7 ottobre, è la Giornata del Sorriso e del suo potere terapeutico. Da sempre si sa che ridere fa bene, oggi ce lo ricordiamo ancor di più e, quindi, dovremmo celebrare questo giorno scambiandoci sorrisi. Autentici, se possibile! La cosa sembra scontata, ma a mio avviso non lo è.

 

Siamo capaci di sorridere l’un l’altro e scambiarci anche un semplice saluto con gentilezza? Credo di no, purtroppo. Vedo sempre più sorrisi di plastica sui social network e sempre meno facce sorridenti per strada. Gli automobilisti sono perennemente inviperiti e sembrano più disposti a lanciare insulti che offrire sorrisi. Sui mezzi pubblici la gente ha il capo chino sui telefonini, riesce meglio a spintonare che a sorridere. Colpa del senso civico che manca? Forse, io direi anche di un mondo che va sempre più di corsa e non si accorge della bellezza delle piccole cose.

 

Ho sempre odiato i sorrisi ostentati e di circostanza, ho preferito mostrare la mia tristezza o il mio disappunto, piuttosto che fingere felicità non provate. E’ un pregio o un limite, a seconda dei punti di vista. Oggi, però, che è il giorno in cui si celebra il sorriso, voglio raccontarvi una storia. Perché, a volte, ci sono sorrisi che nascono spontanei e illuminano la giornata di chi li riceve.

 

Questa mattina maltempo nel Salento e, nei pressi dell’Ospedale “Vito Fazzi”, si è abbattuta una tromba d’aria che ha buttato giù alberi e provocato qualche danno. E’ avvenuto intorno alle dieci e trenta, io ero a Lecce sotto una pioggia torrenziale ed ero diretta verso un supermercato sulla via di San Cesario. All’ingresso del supermercato ho trovato il solito ragazzo di colore, che mi ha porto il carrello, come sempre. Ogni volta che mi vede, mi aiuta a mettere in macchina la spesa e a portare l’acqua. Solitamente gli regalo una monetina, oggi ero sprovvista e gli ho chiesto di cosa avesse bisogno.

Lui si è sorpreso e mi ha sorriso: era un sorriso sincero, aperto, luminoso.

Mi ha chiesto solo l’olio, non quello d’oliva, ma di semi, gli serve per cucinare. Solo quello, non altro.

Abbiamo chiacchierato un po’ in inglese, lui sempre gentile.

Quando sono uscita gli ho portato anche latte e pane, lui ha sorriso ancora.

 

Il sorriso fa bene a chi lo regala e a chi lo riceve. E’ una prova che possiamo fidarci ancora un po’ di questo mondo, in cui ci sono tante brave persone, nonostante tutto.

Sono belli i sorrisi, non quelli perfetti da copertina, non quelli studiati dei selfie, non quelli esibiti nella ritualità degli incontri mondani, ma quelli imperfetti e umani, che nascono senza nome, nella vita di tutti i giorni. Anche nei luoghi dove sorridere non è facile.

 

Che ci siano sorrisi di speranza, è il mio augurio per chi resiste e va avanti.

Troppe volte ultimamente mi sono trovata a fissare il soffitto, sentendomi smarrita per il lavoro che si cerca e non si trova, per la vita che scorre, con gli anni delle persone che amo che pesano sulle spalle dei miei quarant’anni. So che sorridere non è facile, eppure sono certa che bisogna farlo.

 

Il sorriso è entusiasmo contagioso quando è vero, è l’antidoto migliore contro la tristezza.

Ogni sorriso è un messaggio d’amore, se lo teniamo dentro di noi, sarà come un foglio che resta per sempre in una bottiglia affidata al mare e dispersa nelle profondità marine. Lasciamo, invece, che la nostra bottiglia venga trovata sulla battigia in un giorno di ottobre.

Un naufrago da qualche parte la aprirà e troverà il nostro sorriso. E tornerà nella casa della gioia, per un istante.

 

Un sorriso può servire davvero a far incontrare le isole di solitudine che siamo diventati, ciascuno a suo modo, in questo tempo veloce della condivisione forzata e dell’abbraccio mancato.

 

Maria Pia Romano

 

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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