“Incredibili vite nascoste nei libri”, racconti come gemme

"Incredibile vite nascoste nei libri", racconti come gemme

Un titolo meraviglioso che dischiude le porte su indimenticabili stanze di parole. Si entra in punta di piedi e si impara la lezione silenziosa delle storie, che spiegano la vita. Incredibili vite nascoste nei libri di Patrizia Caffiero, edito da Musicaos, è un libro prezioso, capace di narrare mondi interi nello spazio piccolo e affascinante del racconto.

Come un viaggiatore incredulo, il lettore si bea di avere le chiavi per partire verso dodici dense e godibilissime avventure che  insegnano, ciascuna a suo modo, quanto i libri siano uomini e quanto possa essere bello entrare nelle vite degli altri. Ci sono le donne e le coppie, ci sono le case e la potenza dei sentimenti, ci sono librerie che parlano e tele che si lasciano immaginare nella loro sconcertante fierezza. C’è la vita stessa che diventa racconto e si lascia assaporare da chi ha ansia di condividere l’emozione di carta che diventa emblema di condivisione possibile.

L’autrice è capace di non deludere anche chi ama il passo più ampio del romanzo, conferendo ad ogni racconto una propria dignità e autonomia, che gratifica il lettore desideroso di densità. Non si cerca il passo breve per sfuggire alla complessità delle trame, semmai per bere d’un fiato la suggestione. Questo piccolo libro ce lo dimostra.

“Io sono nata combattente, tagliente, di granito. Sono nata stella di mare perché mi hanno buttato sotto un violento getto d’acqua per nettarmi dalla placenta di mia madre.” (Tre pomeriggi e due sere)

Si fanno amare da subito i personaggi di Patrizia. Sono imperfetti e veri, ciascuno con le sue manie e le sue aspirazioni che si sono scontrate con la vita, con le sue abitudini che danno sicurezza nella ritualità del ripetersi, con i suoi libri che ritornano.

E’ nel senso di identificazione e speranza con le storie che i personaggi diventano tutt’uno con i libri che hanno letto, con i libri che hanno segnato le loro vite e che ora, magicamente, sono giunti anche a noi.

“A sette anni, Ilaria aveva due desideri: diventare adulta in fretta e leggere molti libri.”

E noi questi libri li immaginiamo e ci pare di sentirne il profumo perché anche noi, come i protagonisti di Patrizia Caffiero, abbiamo trovato salvezza nelle storie.

“Certe notti sognava di camminare dentro una foresta di libri da cui piovevano libri in quantità, numerosi come le pigne della pineta in cui giocava con il padre e le sorelle d’estate.” (La libreria)

“Incredibili vite nascoste nei libri” è uno scrigno prezioso di vite e di storie. Di donne che si raccontano e fanno coraggio ad altre donne che, come loro, per vocazione, per dannazione, per predestinazione, sono destinate al tempo lento e devastante dell’arte, che si stacca dalla vita normale e concede altre vite ai suoi prescelti.

“Era bella come una sirena e concentrata come un’assassina. Dava pennellate esatte, lavorava su tele sempre più vaste, dipingeva donne corpulente, spesso senza braccia. Certe volte ritraeva delle teste che avevano qualcosa d’imperioso, lo sguardo cieco e la fronte alzata, figure che sembravano spingere la propria volontà verso qualcosa di elevato, che davano l’idea di una tenacia invincibile.” (Le strade di Laura)

Una vita, quella di Laura, che appare da subito sconcertantemente divisa, così come accade a chiunque oggi senta dentro il fuoco dell’arte. “Chi vuole dipingere con continuità e deve lavorare per vivere è tagliato costantemente in due da una grossa lama invisibile.”

Un mondo interiore affascinante e complesso, descritto con abilità da un inchiostro che sa farsi acquerello.

“La vita familiare l’aveva addestrata a una sensazione intima e clandestina di continua difesa da una guerriglia che si preparava in ogni giornata con sintomi invisibili e tenui.”

L’autrice conosce bene il sapore amaro che lascia in bocca il tempo, quando passa veloce senza che noi possiamo avere il tempo di capire. “Rose aveva fantasticato spesso di essere nata per realizzare un qualche tipo di missione nel mondo, per mettersi a servizio di una forza più grande di lei; si è illusa di poter vivere solo per se stessa. Era partita vent’anni prima; aveva alzato le spalle davanti alle lacrime di nostalgia di sua madre al telefono, le aveva spiegato che doveva considerarla una distanza necessaria, che doveva rassegnarsi. Ora invece, scopre la forza della corda invisibile che la lega alla madre.”

E’ allora che il passato ritorna come una dolce carezza e l’unico sogno di felicità possibile è quello di fermare il tempo sulla felicità più pura e onesta, quella delle piccole cose di un tempo perso nella nebbia dei ricordi.

“Sogna una grande casa di campagna fra alberi da frutta e siepi di biancospino, in un piccolo paese molto antico, dove la sua famiglia, unita, integra, vive in uno sconfinato presente.” (Il balcone)

Una raccolta di racconti che dà speranza alle donne, rinvigorendone le forze con la potenza di un’immagine. Perché le parole sono iniezione di fiducia per l’animo aperto alla bellezza delle storie.

“Molte donne sono derubate dello spirito vitale da un predatore, ma possiedono talmente tanta luce che con quella che resta mandano avanti un’attività, si prendono cura dei figli, degli ospiti e di altri ancora. Lo fanno con la luce che resta d’avanzo.” (La sposa rubata)

Alla fine di questo bel libro, che s’infila silenzioso in borsa e sa tenere compagnia nei momenti più disparati, resta la ricchezza impagabile della condivisione.

In ogni personaggio c’è un po’ di noi, qualche storia si è fatta amare più delle altre, eppure tutte ci hanno accarezzato, nelle nostre notti di ricerca silenziosa di emozioni.

E siamo qui, dopo aver letto e riletto, a consigliarne la lettura.

In fondo anche io e Patrizia, come molti di voi, abbiamo un unico, grande sogno, come la prozia Maria che

“più di ogni altra cosa, desiderava portare le parole tra le persone, metterle in contatto, farle comunicare.”

 Buone storie, a chi sa.

 

Maria Pia Romano

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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