Il nostro matrimonio subacqueo

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Un salto nel blu, un orizzonte rovesciato, un sogno a forma di conchiglia. La gioia immensa di dirsi di SI nel grande blu che ci ha fatto incontrare. Ad Otranto, perla dell’adriatico, dove poi a distanza di qualche mese ci siamo sposati in Chiesa, nella piccola Chiesetta della Madonna dell’Altomare.

Sono trascorsi quattro anni dal giorno del nostro matrimonio subacqueo, il 28 maggio 2010, ed io e Rocco siamo ancora qui, ad innamorarci ad ogni passo, ad ogni respiro del mare, delle onde, della vita. Con la salsedine incollata alla pelle ce ne andiamo nel mondo ed ogni volta che possiamo torniamo ad immergerci, sentendo il corpo senza peso e le nostre anime vicine.

Scendere sotto il livello del mare è un po’ tornare a casa, tutte le volte. Ed ogni volta è più bello prenderci per mano.

In un mare di unioni lampo, è stupendo proclamare la nostra felicità dopo quattro anni di amore e di liti, anche sott’acqua. Eppure il bello è proprio questo, perché stare insieme non è facile, ci vuole impegno oltre che affinità. Ci vuole coraggio, come quella volta che abbiamo fatto un tuffo nel blu e non sapevamo cosa ci aspettava. Con noi c’erano gli amici subacquei che condividono la nostra passione, c’erano gli amici dei Diving che hanno organizzato questo matrimonio: Scubadiving di Otranto e Costa del Sud di Santa Caterina. I parenti sono rimasti a terra e non nascondo che si sono sentiti un po’ esclusi da questa cerimonia celebrata negli abissi, dove la nostra unione ha ricevuto la benedizione di un sacerdote, Padre Raffaele, e di tutte le creature del Mare.

Oggi siamo qui, per stupirci ancora una volta della bellezza della vita, della ricchezza che viene dall’avere il mare dentro, della fortuna di esserci incontrati.

Ed ogni volta, in un modo o nell’altro è poesia. E mi tornano spesso in mente dei versi di Michel Quoist, che non ho compreso la prima volta che ho letto, ma che ora porto incisi nel cuore, perché l’amore non è già fatto, si fa ….

 

(…) Non e’ solido ancoraggio nel porto della felicità
ma e’ un levar l’ancora, e’ un viaggio in pieno Mare,
sotto la brezza o la tempesta.
Non è  un ‘si’ trionfale,
enorme punto fermo che si segna fra le musiche,
i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di ‘si’
che punteggiano la Vita,
fra una moltitudine di ‘no’
che si cancellano strada facendo.
Non e’ l’apparizione improvvisa di una nuova Vita,
perfetta fin dalla nascita,
ma sgorgare di sorgente
e lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri,
qualche volta in secca, altre volte traboccante,
ma sempre in cammino verso il Mare infinito.

Maria Pia Romano

28 maggio 2014


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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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