Il ladro d’incanti sulla pelle del mare

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E’ un monologo di pesca sciroppata che sgocciola dentro al respiro del blu, il tramonto dal bastione di ponente. Il cuore si ferma, prima che la notte ricominci a spalmare di luna il mare.

 

Lui, che ha lo sguardo lungo sulla bellezza degli istanti, riesce a catturare l’incanto e trattenerlo nel palmo, giusto il tempo di uno scatto, come farfalla che si attarda lieve nelle mani a conchiglia, prima di riprendere il volo.

 

Generoso dispensatore d’incanti nati tra i bastioni della Città vecchia e i tramonti jonici, Salvatore Scialpi fotografa per passione la sua Gallipoli e regala stupore a tutti gli amici, con i quali ama condividere giornalmente le sue immagini. Sa che nelle notti immobili del Sud, i sogni lasciati a seccare al sole riscoprono le ali bianche che portano all’isola del faro, lì dove nidifica il Gabbiano Corso. Dove s’infrangono le onde alte e schiumose,  nelle notti in cui le barche danzano senza sosta, mentre la terra è lontana. 

 

Quando apre lo scrigno dei sogni, Salvatore inizia a liberare i colori: è allora che prende corpo la poesia delle immagini, che hanno il profumo della sua amata Gallipoli, luogo dell’anima in cui il sole dipinge pulsazioni d’acqua, che diventano pennellate d’artista.

 

La bellezza per Salvatore è una vocazione e una condanna: lui, che nella vita fa tutt’altro, non può sottrarsi al richiamo irresistibile del volo di un gabbiano, di una mareggiata, di un tramonto, di una notte sullo Jonio. Ed ancora dell’imperdibile cuccagna a mare, dei riti della Settimana Santa, della Madonna del Canneto che esce dall’acqua, del Carnevale Gallipolino.

 

La sua macchina fotografica è la fedele compagna d’avventura di tante ore gustose, in cui lasciarsi attraversare da sussulti d’acqua, per proclamare la dolcezza della vita, con  le radici a Sud. Con devozione infinita, per il fascino autentico di un Sud che si veste d’orgoglio mondano d’estate e d’inverno si ritrova più povero e più semplice di prima, a contare le sue malinconie davanti ad uno specchio d’acqua.

 

L’ho conosciuto grazie ai suoi scatti, che hanno iniziato a scandire piacevolmente le mie ore di terra, dal momento in cui ho iniziato a far parte del gruppo “Sei di Gallipoli se…”, un’amabile community su facebook in cui si respira giornalmente bellezza, grazie alle anime belle come quella di Salvatore Scialpi.

 

Instancabile promotore di iniziative che narrano sottovoce la storia e le tradizioni della sua Città, Salvatore ha partecipato a mostre incantevoli, allestite nel cuore della Città Bella, per amore dei luoghi, per la gioia dei turisti.

 

Penso a lui e ricordo il Poeta gallipolino che ho avuto la fortuna di conoscere molti anni fa: Vittore Fiore. Colui che era nato sui mari del Tonno, scriveva per la sua Gallipoli versi che sento più veri ogni volta che mi guardo intorno e scorgo bagliori di luce meridiana dai bastioni. E ogni volta che respiro la poesia senza versi delle foto di Salvatore Scialpi, l’uomo col vento tra i capelli e il mare negli occhi, ad ogni passo.

 

Gallipoli, un vento azzurro guidò
me bambino fra le tue case
fino alla chiesa del Mal Ladrone:
fu allora che tra bene e male
conobbi un divario. Appena finito
il mare gridava le sue perdute
speranze la Magna Grecia
e come in un’antica armonia
la ragione fu l’uno
e il due la scienza
e tre l’opinione
e il quattro fu sensazione.”

(Vittore Fiore)

 

Maria Pia Romano

 

9 agosto 2015

 
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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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