“Dopo tanta nebbia”, irresistibile Lolita!

“Dopo tanta nebbia”, irresistibile Lolita!

Bella da far girare la testa e brava da meritare plausi e promozioni. In apparenza forte e determinata, in grado di risolvere un caso dopo l’altro con invidiabile intuito; nella vita privata fragile e pasticciona, tanto da risultare irresistibilmente simpatica. E’ proprio con la sua verace personalità che il Commissario Lolita Lobosco ha conquistato in questi anni un folto pubblico di lettori di ambo i sessi. Se gli uomini sono affascinati dalle sue curve prorompenti, le donne la sentono vicina, partecipando emotivamente alle sue indagini e alle sue storie d’amore.

Dopo tanta nebbia è l’ultimo libro di Gabriella Genisi, edito da Sonzogno. Un giallo brioso e spassoso, ambientato per metà a Padova, per metà a Bari, in cui la Commissaria barese doc diventa Questore delizia il lettore con le sue trovate, continuando a fare strage di cuori, e non ci fa mancare nemmeno le amate ricette a fine romanzo.

Ritroviamo Lolita “perduta tra la nebbia. Senza mare, senza sole, senza amore.”, apprendiamo che l’amorazzo con Gennaro è finito e lei è stata promossa e trasferita a Padova. Schietta come solo lei sa essere, Lolita ammette subito che Bari le manca e al Nord non riesce a stare. Alla faccia di tutti i meridionali che dopo un mese al Settentrione cambiano il proprio accento, rinnegando le origini, per lei la distanza dalla sua Bari è un vero e proprio mal d’amore.

Che Padova non era cosa per me c’era voluto poco a capirlo. Sarà stato per quell’umido che mi mortificava i capelli o per le mancanze che avvertivo come un peso sul petto: il sole, l’odore della focaccia a tutte le ore, il blu oltremare di Bari. O per il rumore bianco della mia città lontana.”

Anche al Nord, nonostante le difficoltà e le condizioni al contorno non favorevoli per dare il meglio di sé, Lolita trova il modo di farsi valere e, vincendo una coltre di reticenza, risolve un caso scottante: un ragazzino scomparso all’uscita di scuola che, si scoprirà, essere vittima di bullismo. Lolita ottiene elogi a non finire, eppure sceglie di rientrare nella sua Bari, non prima di averci portato con lei in gita a Venezia, in pagine scorrono davanti agli occhi come scene di un film.

“Ferma sulla riva dell’imbarcadero, tra i riflessi dei palazzi sull’acqua del Canal Grande, mi tornò in mente un brano di Iosif Brodskij. Mi resi conto che a volte tanta bellezza fa quasi male.”.

Chi nasce al Sud ed è avvezzo a vivere con mare di lato, che culla i pensieri in ogni stagione, non può adattarsi a lungo altrove. Il blu, il sole, gli odori sono un marchio a fuoco sul cuore di Lolita, semplicemente perché lei appartiene alla sua Bari. E’ così che col cuore in festa, Lolita rientra nella sua Città per trovarsi alle prese con la morte di un’arpista. Rinuncia a fare il Questore, pur di stare nella sua terra: meglio Commissaria della Squadra Omicidi e felice, che Questore nella nebbia.

“Dopo tanta nebbia, a Bari fu da subito tutta un’altra aria. Appena scesa dal Frecciabianca, perfino il respiro si fece più sereno, i colori più intensi, i contorni delle cose più netti. Aspirai l’odore della focaccia calda che arrivava dal panificio di via Carulli, e pensai che non poteva esserci benvenuto migliore. Comprai una mezza ruota da mangiare subito e m’incamminai verso casa.”

Lolita, che professionalmente è impeccabile, nella vita sentimentale è di un’ingenuità strabiliante: sogna il grande amore, intanto si trascina la storia con Giovannimio, ai cui furbi tentativi di riappacificazione lei cede maldestramente, ritrovandosi immancabilmente a leccarsi le ferite. Si confida teneramente con l’amica del cuore, intanto quando le capita di stare con un uomo che perde la testa, per paura fa un passo indietro e si rifugia nel suo mondo, fatto di lavoro, impegni, casi da risolvere.

“Che spreco, erano così rari gli uomini romantici, e io lo stavo lasciando andare via. Sì, lo sapevo, stavo sbagliando anche stavolta. E magari proprio stavolta mi era capitato quello giusto!

Cristo com’è difficile la vita delle donne.”

Ancora una volta Gabriella Genisi ci regala una gradevolissima immersione in un mondo fatto di casi da risolvere, tra bullismo e femminicidio, ma anche, e soprattutto, nell’universo di una donna che sul lavoro corre come un treno mettendo a segno un successo dopo l’altro, ma nella vita privata nasconde della fragilità segrete, che si possono rivelare solo all’amica del cuore.

Lolita diventa un’amica del lettore fin dalle prime pagine: iniziamo a sentirla vicina e facciamo il tifo per lei, che fa tenerezza quando inizia a fidarsi dell’altro sesso, con disarmante freschezza si dona rivelandosi un tripudio di contrasti, che la rendono amabilmente umana.

E’ una donna del Sud, la nostra Lolita. Ha bisogno di calore, di dimostrazioni d’amore. Per lei cucinare è un atto d’amore verso le persone a cui vuole bene, e il suo entusiasmo verso la vita è palpabile.

E non c’è da stupirsi più di tanto, perché i pugliesi sono fatti così.

“Perché in una città come la mia l’amore passa dal cibo, e se sei cresciuto in una famiglia dolente, com’era toccato a me, in certi giorni bastavano le patate fritte di mia madre a consolarmi di quegli abbracci che non mi sapeva dare.”.

Buona lettura, ai fans di Lolita.

E buon appetito a chi, dalle ciliegie alle focacce, passando per le pettole gli Spaghetti all’assassina, non si è farà sfuggire ancora una volta l’occasione per provare le ricette del Commissario.

 

Ph. Nicky Persico

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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