Camden, “Vivere di sole parole”

Camden, "Vivere di sole parole"

A vederla così, minuta e discreta, con la t-shirt gialla e i lunghi capelli rossi che le incorniciano il viso, quasi non ti accorgi della sua grinta. E’ quando imbraccia la chitarra e inizia a cantare la vita, con i suoi occhi, che ti fa vibrare le corde dell’anima. Un’artista che vuole conservare intatta la sua libertà. Ricorda un po’ Alanis Morissette e un po’ Janis Joplin, questa ragazza con sogni a colori, che si traducono musica e versi, gridati al cielo con rabbia ed energia. E’ Ester Ambra Giannelli, frontwoman dei Camden, una band salentina che ha appena pubblicato il video del brano “Sono solo parole”, racchiuso nell’ Album Giallo uscito un anno fa, a tre anni di distanza dal primo disco.

 

Testi che entrano sotto la pelle, anche l’ascoltatore più distratto non può non fermarsi ad ascoltare e unirsi alla musica, in un inno la vita che è proclamazione della forza della libertà, che non si baratta con niente. Si lotta per spingere in aria i sogni, ma si va avanti a muso duro, con l’anima rock che ti aiuta a vedere il lato bello. Ci esortano ad essere noi stessi  i Camden, e dicono: “Corri come puoi”, perché ciascuno di noi, alla fine, è semplicemente se stesso e deve trovare la propria ricetta per la felicità.  E’ un album dedicato “al colore che indica la capacità di fare delle scelte e di assumersi la responsabilità di ciò che ne consegue”, affermano questi musicisti, incalzando:  “Raccontiamo senza mezzi termini il punto di vista di chi, a trent’anni o poco meno, ancora ha gli occhi sufficientemente aperti sia per sognare, che per guardare in faccia questa realtà che spesso delude. Lasciamo che la distorsione venga applicata sulla chitarra e sul basso, ma mai sulla nostra mente.”.

 

E’ una musica che ti scuote e ti dà la carica, perché, in fondo, aiuta a riscoprire la forza che c’è in ognuno di noi, anche contro tutto e tutti. Suonano insieme da sette anni ormai Ester Ambra e i suoi compagni d’avventura: Massimo Munitello al basso e Gabriele Turso alla batteria, versatili e generosi, rendono incisivo ogni pezzo, dosando bene note e pause. Hanno iniziato per rendere omaggio alla musica inglese degli anni ’60 e poi si sono ritrovati a cantare in italiano e mettere tutta l’anima nei loro brani, esaltando la quella “dignità di essere libero, che contrasta con chi ha scelto semplicemente neutralità dei servi senza opinione.”. Chi sta nel mezzo non piace a chi si schiera, scegliendo di piacere o non piacere, senza tradire mai se stesso e, soprattutto, senza sforzarsi di compiacere gli altri. E questa musica dà voce al risentimento e alla dignità di chi non scende a patti. Di chi ha qualcosa da dire e si scaglia contro la corruzione.

 

Chi ci dice come conviene fare per non trovarci a vivere di sole parole? Nessuno, proprio nessuno. Ed è per questo che Ester canta il suo disappunto, dicendo di NO a tutte le convenzioni. Per ogni volta che si è riluttanti al dialogo, c’è la musica che è salvezza. Altrimenti meglio dipanare il filo interiore del silenzio, più eloquente di qualsiasi parola.

 

E quante parole ha dentro Ester Ambra Giannelli dobbiamo ancora scoprirlo, intanto lei suona e legge, legge tanto, in particolare Arthur Conan Doyle. E il suo libro dell’anima è un introvabile “Conviene far bene l’amore”, di Pasquale Festa Campanile: “una storia di carattere distopico, molto simile agli scritti di Orwell che adoro…”. Chi crede che il titolo corrisponda solo al film, dovrà ricredersi, a quanto pare.

 

 

Maria Pia Romano

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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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