Amo il silenzio liquido delle conchiglie

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Vidi “Lezioni di piano” la prima volta quando non avevo ancora assaporato la vita, ma ero abbastanza grande per sentire la magia dei percorsi clandestini, che si snodano sinuosi, nel tempio del non-detto, mentre la pelle pallida baciata dal silenzio diventa la sacra icona della felicità. E quella culla del profondo mare, “dove suono non può esserci”, l’ho sognata per anni, immaginando di immergermi e sparire, giù, nel silenzioso mistero dell’impero d’acqua, come sirena senza nome.

Finché un giorno il salto non l’ho fatto davvero, per andare verso la parte più vera di me, verso quel silenzio che mi porto dentro da prima di nascere.

 

Ci voleva il passo da gigante, quel giorno, per entrare nel blu. Avevo paura e sorridevo per fugare i miei fantasmi antichi, mentre un uomo dagli iridi blu mi teneva la mano e mi guardava dritta negli occhi, senza parlare. M’incoraggiava restando lì accanto a me, semplicemente. Non ricordo il suo nome, eppure di notte, a volte, ancora sogno i suoi occhi: due pozze blu in cui ci affondavo tutta intera, semplicemente perché ci stavo bene.

 

Quando ho lasciato quella mano per lanciarmi giù, ho guadagnato un’altra vita.

Un mondo alieno e silenzioso, che mi ha accolta

Ho iniziato allora a fare l’amore col silenzio, nell’abbraccio liquido del mare.

A Sud dei Santi, nella segreta culla di quel pianoforte gettato via per troppo amore.

 

Un salto da uno scoglio, la mia rinascita.

Per scoprire un orizzonte rovesciato e la musica di un silenzio governato solo dal blu e dal ritmo del respiro. Perché ci vuole davvero un motivo per rompere la muta bellezza del silenzio: il più delle volte il brusio informe dei passi di terra inquina solo la sua armonia. Me lo ha insegnato un uomo che parlava poco e si chiudeva nel silenzio ogni volta che poteva, eppure lui ha saputo trasmettermi la lezione antica dell’amore, perché di lui mi sono innamorata tre volte, tornando muta e scalza nella nostra casa di giunchi. Solo se ami il silenzio puoi sentire la musica della vita. Solo così.

 

Chiudere gli occhi per un attimo infinito, poi riaprirli tra le maree e sentire il corpo senza peso, fluttuare lieve avvertendo con gratitudine sincera, un vago senso di casa, fra scogli ed anfratti, poseidonia e grotte sommerse, pesci e  conchiglie piene di voglie salate, femmine come me, nuova ospite del profondo blu. Ho dimenticato presto ogni timore, per slanciarmi verso profondità impensate.

Ogni volta che non vedevo il fondale, pensavo che lì sotto avvenivano matrimoni liquidi e segreti, tra uomini e sirene, che non si doveva scomporre l’incanto con troppa luce.

E’ stato il silenzio a portarmi nel ventre liquido dei pensieri, nell’attimo esatto in cui ho smesso di essere umana e mi sono ritrovata un universo aperto alla poesia senza versi del blu.

 

C’era una musica dentro di me. E c’è ancora oggi. Una musica che sento solo io: le note di una chitarra che mi vibrano dentro e mi ricordano quanto sia bello essere donna, e saperlo restando in silenzio. Perché accade e basta che gli amanti galleggino nel mistero della felicità, senza parlare. E’ la cosa più naturale del mondo, mentre s’ascolta il piacere, come onda, sciabordare.

Quando lui mi chiedeva di tacere io non capivo.

E per tutta la vita mi tratterrò dal dirgli che lo amo.

Perché c’è un piacere segreto in ogni confessione mancata.

 

Ogni volta il mio viaggio riprende con lo stupore di un bambina che appoggia una conchiglia all’orecchio per ascoltare la voce del mare ed iniziare a guardare. E vedere. Ad occhi aperti sulla bellezza del mondo.

Un rapimento di un istante, un balzo nella fossa delle Marianne, unicamente vita.

Perché chi respira e guarda e vive non vuole risolvere nulla. Non ambisce a spiegare. Ama semplicemente raccontare. Storie scritte negli occhi di chi entra nel blu.

In silenzio.

Per chi sa.

 

Maria Pia Romano

 

28 giugno 2015
 
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Maria Pia Romano

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, “Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015).

Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

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